QUANDO
I SOLDATINI DI CARTA RILEGGONO LA STORIA: LE BANDE MUSICALI MILITARI
Fra i 4.360 soldatini di carta, scrupolosamente corretti sotto il profilo
uniformologico, dipinti (o forse solo collezionati) dal mercante di farina
Christian Boersch di Strasburgo fra il 1794 e il 1810 e venduti
all’asta in Angers nel marzo del 1971, c’era anche, almeno secondo Rigo,
“une tete de colonne” del 3° Reggimento di Fanteria di linea, con numerosi
musicanti; nel 1810 infatti il 3° di linea è a Strasburgo per ricompattare i
ranghi dopo la sanguinosa campagna d’Austria dove ha perso circa il 50%
dei suoi elementi.
Insieme
alla xilografia del 1816 di Castiaux-Bloquel
(à Lille, chez Castiaux, Libraire. Imprimerie de Bloquel) questa di
Boersch rappresenta una delle prime immagini di bande militari, trasmessa dai
soldatini di carta: dopo di allora e fino alla metà del diciannovesimo secolo
queste immagini popolari ne hanno rappresentato la documentazione iconografica
maggiormente diffusa a livello popolare.
La musica ha sempre accompagnato le battaglie degli uomini: nei primi tempi
intesa soprattutto
a terrorizzare l’avversario con rumori fragorosi e rozzi; in tempi più
recenti per infondere ardimento e entusiasmo nei combattenti
con l'efficacia del ritmo e della parola unita al suono o anche come
mezzo per trasmettere i comandi e i segnali: i suoni militari sono elementi di
forza e di disciplina. Già nel “Grande Corteo del Trionfo di Massimiliano”
del 1512 figurano clarinetti, tromboni, cornette e altri,
ma la prima banda veramente militare sembra sia stata quella organizzata
da Maria Teresa d’Austria nel 1741; é destinata a precedere il reggimento dei
Pandoures, soldati irregolari ungheresi, comandati dal barone Von Der Trenk
nella guerra contro Federico il Grande;
costituita da zingari della Bosnia
suonavano strumenti a fiato e a corda, un insieme di strumenti che nella
Bosnia veniva chiamata Tamburitza.
In Francia il Lulli e i suoi seguaci introducono nelle musiche militari, in
precedenza quasi
sempre ispirate da musiche di danze, il ritmo di marcia; da allora la marcia in
quattro tempi è sempre più in uso nel secolo XVIII,
ma
è soltanto come ricorda Rigo con la ordinanza reale del 10 dicembre 1762
che vengono accordati dapprima 16 e poi 24 strumentisti ai reggimenti
delle Guardie Francesi e Svizzere.
Con la rivoluzione e le guerre napoleoniche le musiche militari proliferano;
Bernardo Sarette riordina le bande francesi: il Gosset, il Castel, il Lesuer
scrivono molta musica militare, mentre a Strasburgo ad opera di Rouget de l’Isle
nasce la Marsigliese che accompagnerà da allora le bande militari
francesi per tutta l’Europa: l’ordinamento in battaglia delle fanterie di
tutti gli eserciti prevede l’impiego dei musicanti e spesso tamburini e
cornette precedono le formazioni all’attacco.
Dalla metà del
diciottesimo secolo le bande
militari scompaiono salvo rare eccezioni dai campi di battaglia veri e
propri per assumere un significato prevalente di ornamento nelle cerimonie
militari.
La composizione delle bande militari varierà notevolmente nel tempo, ma in
molti eserciti specie dopo la rivoluzione francese, viene adottata la
composizione tipica delle bande ottomane ed è quasi costante la presenza di
strumenti esotici.
Se il personaggio più pittoresco è spesso il Tamburo Maggiore, fa la
sua comparsa uno
strumento musicale che accompagnerà per oltre un secolo tutte le bande militari
europee e che è tuttora presente in alcune bande reggimentali specie in
Germania o nelle bande turche dei Giannizzeri: il cappello cinese, o chapeau
chinoise, o glockenspiel o mehter.
La
storia di questo strano strumento, come è documentata nei fogli dei soldatini
di carta merita di essere raccontata.
In musicologia il cappello cinese
così chiamato per la forma di cappello a spicchi
viene definito come un “idiofono a piastra della categoria sospesi”
cioè uno strumento che produce il suono attraverso la vibrazione di tutto il
corpo dello strumento stesso. E’ costituito da una asta di legno o di
metallo (in genere ottone), variamente decorato secondo la nazione, l’arma, il
reggimento; é una specie di labaro che regge semilune, piccole lastre e
campanelli in
serie, di acciaio o di argento intonate a scale diatoniche o cromatiche. Tali
elementi battuti mediante bacchette o semplicemente agitati scuotendo l’asta
producono dei suoni di altezza diversa; l’altezza dell’asta varia da un
metro e mezzo a due metri. Nelle bande militari il supporto delle lamine può
anche essere a forma di lyra e viene allora indicato come Lyra-G; talvolta nelle
bande militari, specie tedesche, entrambi i tipi sono rappresentati. Strumento
estremamente decorativo, una specie di labaro con campanelli, viene portato alla
testa delle bande militari (Il Glockenspiel
entra per la prima volta anche nelle orchestre sinfoniche con G.F. Handel
nella esecuzione dell’oratorio del Saul).
Nato in Oriente, sembra in Turchia, dove viene indicato con il nome di Mehter
era
usato nelle bande militari degli antichi imperi ottomani: introdotto in Europa
verso il principio del secolo XIX, data la quasi maniacale
predilezione del secolo per tutto quello che é esotico, viene abbastanza
presto adottato da alcune bande militari specie russe e tedesche.
In Francia, secondo Rigo, é con l’arrivo di Maria Antonietta che il cappello
cinese fa la sua comparsa nella banda delle Guardie francesi: nella già
ricordata testa di colonna del 3° di linea nel 1810, fra 15 musicanti vi sono
due cappelli cinesi: ancora il 9 fiorile del 1799 (28 aprile), durante la prima
campagna d’Italia
alla testa di un battaglione della 68° demibrigade rivoluzionaria che
entra a Modena diretto a Ferrara è presente una “scelta musica” che
comprende due “cappelli cinesi”. Un musicante di colore del terzo reggimento
di fanteria di linea del regno d’Italia napoleonico portatore dello strumento
è efficacemente rappresentato nel suo pittoresco costume in un articolo di
Massimo Brandani sulla Rivista Militare dedicato alla truppe italiane di
Napoleone.
Alcuni fogli di soldatini
riferibili all’epoca della restaurazione, databili intorno al 1830
ne confermano la presenza in alcune
unità dell’esercito francese: nelle due incisioni su rame del parigino
Basset che rappresentano un Regiment
d’Artillerie
à pied e la Garde National Sédentaire de Paris, compare fra gli altri
strumenti il cappello cinese nella sua forma a Lyra.
In un prezioso foglio
custodito presso la Civica Raccolta
delle Stampe Bertarelli di Milano, si conserva un foglio della P. e G.
Vallardi, datato circa 1820, che rappresenta una banda militare dei
Volteggiatori Francesi dell’epoca. Tipico esempio di “banda alla turca”,
comprende fra l’altro il cappello cinese in entrambe le versioni già
descritte.
Le bande militari degli stati preunitari italiani non ne sono prive:
nell’esercito sardo, come documenta un disegno realizzato da Giorgio Cavalieri
per l’Accademia di San Marzano, il cappello cinese é presente in una
formazione della Fanteria Sarda di linea del 1833. Nel piccolo austriacante
ducato estense di Modena e Reggio, nel settembre del 1815 la recentemente
organizzata Musica Militare estense , è costituita sulla falsariga della
cosiddetta musica turca e comprende strumenti con particolari timbri musicali,
tra quali il mether.
Nei vari musei
europei sono esposti cappelli cinesi delle varie bande che lo hanno adottato: in
Inghilterra, nel Royal Military School of Music Museum è attualmente conservato
in prestito dal National Army Museum un cappello cinese che ha una storia tutta
particolare: è il cosiddetto
“Jinglin Johnnie” del primo batt
aglione
dei Connaught Rangers (88° a piedi).
La storia di questo trofeo merita un breve cenno, secondo la ricostruzione degli
avvenimenti eseguito
dal Lieut. Colonel H.F.N. Jourdain, C.M.G. nel 1923.
Nel Jingling
Johnny originale l’asta e la mezzaluna erano di ottone, le campane e gli
attacchi degli anelli di argento. I pennacchi attaccati alle due parti finali
della mezzaluna erano di crine di cavallo rossi e neri: al termine dell’asta
era l’aquila napoleonica in
ottone.
Il cimelio, portato in battaglia dai Mori come strumento musicale ma anche come
punto di riferimento durante la battaglia, viene conquistato durante la campagna
di Egitto dal 101° reggimento di linea francese , che
provvede a dotarlo della aquila napoleonica.
Durante la Peninsular War, nella battaglia di Salamanca, tale unità
francese di linea
fa parte con tre dei suoi battaglioni della 7° divisione comandata
da
Thomiéres; impegnata
in combattimento dall’88° viene sconfitta durante la carica del 22 luglio
1812 ed il trofeo viene conquistato dagli irlandesi.
Racconta il colonnello Jourdain che “dopo la battaglia di Salamanca
di questo interessante cimelio del valore dell’88° Connaught Rangers,
si prese cura la Brigata di Wallace e rimase sempre sia in patria che
all’estero con il reggimento.
portato in parata dagli uomini più alti del reggimento e sempre alla
testa delle truppe davanti alla banda e ai tamburi”.
Intorno al 1860, dopo la repressione del Mutiny del 1857,
i Connaught Rangers sono trasferiti in India dove si verifica uno strano
incidente; un reggimento indigeno adotta uno strumento musicale vagamente
rassomigliante al Jingling Johnny, e il colonnello comandante dello 88° dispone
immediatamente che il cimelio non sia più portato in parata, sia
riposto nella sua custodia e non più esposto. La custodia é però
violata e le campanelle d’argento trafugate e disperse.
Il “Johnny” viene allora portato a Parigi
per esser equipaggiato con nuove campanelle e al posto di quelle di
argento che erano state trafugate sono adottate della campanelle di ottone. I
pennacchi di crine di cavallo sono rimpiazzati con crine soltanto nero,
eliminando quello rosso. Anche dopo lo scioglimento del Reggimento il
“Johnny” é sempre portato in parata nelle cerimonie e nelle ricorrenze
nazionali. Secondo il colonnello Jourdain
misurava 7 piedi e 6 pollici in tutto.
Una caratteristica
invece delle bande militari austriache che si è protratta fino al termine della
prima guerra mondiale, era la presenza, nelle uscite serali della banda, di
appositi
lampioni
che illuminavano i libretti di musica dei suonatori. Secondo il professor Ettore
Tonini, che ne ha anche disegnato un esemplare ricavato da un foglio popolare
austriaco di soldatini di carta, tali lampioni presentavano delle
caratteristiche diverse secondo gli anni e i corpi militari. Potevano essere in
bilico su di una forcella fissata alla estremità di
un bastone lungo
un metro e mezzo circa, mentre altri erano infissi su tali aste. Sempre
secondo Tonini “a Lubiana erano di ottone, tenuti sempre puliti e lucenti su
di un bastone giallo e nero, i colori degli Asburgo; altri invece fatti di latta
erano colorati in blu o verde scuro con l’asta dello stesso colore; ……il
lampione generalmente
era quadrato con le pareti più o meno inclinate e la parte superiore
metallica munita di piccole aperture per la ventilazione. I portatori di fanali
erano dei soldati, la cui tenuta era uguale a quella della banda, muniti di
baionetta o della classica daga dei musicanti”.
I soldatini
di carta delle bande musicali, nella loro diffusione nei paesi e
nelle campagne di tutto il continente, espressione di una tradizionale forma di
informazione per le classi più popolari, nel conservarne il ricordo, ne hanno
permesso anche una interessante documentazione storica e uniformologica.
Testo
e foto di Alfio
Moratti.
Note
(illustrazioni):
1)
Imagerie lilloise; Bloquel – Castiaux. Infanterie de ligne, 1816. Xilografia:
cm. 22x16.
2) Jean Augè, Parigi. L’Armée Imperiale, Planche 2. Vieille Garde
Grenadiers ° pied, I° Regiment (1804-1815). cm. 48x31.
3) Jean Augè
, particolare della Planche 2 - Musiciens.
4)
A Paris chet Basset: Garde Nationale Sedentaire de Paris. Incisione
su rame: cm.42x26.
5)
J.F.S.in E.(Schreiber in Esslingen). Nr.
906 Infanterie- Musikkapelle: particolare di un foglio di cm. 42x3.
6) Scholz.J.C. ,Mainz, N. 42 Traditionsfahnenkompanie Schellenbaumtrager:
particolare di un foglio di cm. 41x33.
7) Il lampionaio della banda militare austriaca. Disegno
di Ettore Tonini.
8)
Musée Alsacien, Strasbourg, par Léon Schnug : Horatius Coclés, tambour
maitre: cm.50x35.
Riferimenti
bibliografici essenziali:
Menduni
R.: Il Mehter nella bande militari. La Voce del Collezionista, Roma XII, 1,
1967.
Tintori G.:
Gli strumenti musicali. UTET,
1972.
Brenet M.: La musique militaire; etude critique. Rivista Musicale
Italiana, 1917.
Rigo:
Un alsacien qui connait la musique, I° Parte. Figurines n. 1, 1994-95.
Rigo: Un alsacien qui connait la musique, II° Parte. Figurines
n. 2, 1955.
Jourdain H.F.N.: The “Jinglin Johnny” of the 88th Connaught
Rangers. J. of the Society fpr Arms Historical Research.
Tonini E.: I fanali o lampioni delle bande musicali austriache. La Voce
del Collezionista, IX, 2, 1964.
(gennaio 2002)