L'apparizione dei soldatini nel senso proprio della definizione risale
al secolo XVII, periodo durante il quale l'arte militare assurge a svago
da salotto a cui l'aristocrazia nobiliare dell'epoca si dedica dibattendo
temi relativi alle tecniche di assedio ed ai principi fondamentali della
fortificazione: precedentemente si annoverano delle "rappresentazioni miniaturizzate"
di uomini in armi la cui realizzazione traeva origine da necessità
prevalentemente di carattere religioso o decorativo, esulando dall'aspetto
meramente ludico
Tali manufatti rappresentano una sorta di "albore
del soldatino".
I figurini di metallo, generalmente argento, realizzati nel corso del
1600 in Francia, rimanevano comunque un passatempo privilegiato in tutte
le sue forme e solo nel secolo XVIII si ebbe l'impulso determinante che
ne permise la diffusione a livello popolare, impulso riconducibile fondamentalmente
a due fattori quali l'uso comune dello stagno per la fabbricazione di suppellettili
povere e la nascita degli eserciti nazionali.
E' opportuno e significativo rammentare che
accanto alle pregevoli realizzazioni in metallo
nobile, furono realizzati, tra il 1670 ed
il '71, numerosi esemplari di soldatini di carta andati distrutti presumibilmente durante
la Rivoluzione: il soldatino in materiale
cartaceo sopravvisse sino al 1925, anno in
cui il declino fu definitivo, e comunque
accompagnò
sempre, quale fratello "povero", il figurino in lega metallica, benché
gli esemplari ancora esistenti dimostrino la loro efficacia estetica.
Verso la metà del 1700 vennero prodotti i primi soldatini nell'accezione
moderna del termine, ovvero manufatti a larga diffusione la cui destinazione
prima era il gioco, realizzati da un fonditore tedesco di Norimberga, Johann
Gottfied Hilpert, alla cui produzione si affiancarono celermente le opere
di molti altri artigiani.
Questi
figurini, comunemente detti "norimberga", in stagno e bidimensionali, furono
in breve uniformati nelle dimensioni, venendo fissata di comune accordo
tra i fonditori l'altezza dei fanti in trenta millimetri ed in quaranta
millimetri quella dei cavalieri: tali misure si riferivano alla distanza
compresa tra piede e testa del figurino, piedistallo e copricapo esclusi,
distanza di riferimento in uso ancora oggi per identificare le varie scale
dei modelli.
La naturale evoluzione dei figurini metallici si determinò nello
sviluppo di miniature sempre più simili ai modelli reali: si passò
dunque da una prima produzione, sempre a Norimberga, di soldatini semi-piatti
che, per un certo periodo, affiancarono gli esemplari tridimensionali destinati
a lustri ben più durevoli, ideati e modellati per la prima volta
dal parigino Lucotte nel 1789 e prodotti dal 1858 dalla ditta francese
conosciuta con il marchio C.B.G..
I semi-piatti furono ottenuti generalmente dai medesimi stampi di
ardesia utilizzati per le prime fusioni dei loro precursori, sui quali
venivano praticate incisioni più marcate atte ad arrotondare la
forma del figurino: esemplari i cavalli derivati da questa artificiosa
modifica che presentavano comunque l'originale allineamento delle zampe.
Il salto di qualità si ebbe a seguito dell'attività del
francese Lucotte, il quale propose dei soldatini più gradevoli esteticamente,
i cosiddetti "ronde bosse", o a tutto tondo,
massicci, fabbricati con una lega dura di antimonio simile a quella utilizzata
per i caratteri da stampa.
In vari Paesi europei si diffusero le botteghe ed i laboratori dei
fonditori e le produzioni si differenziarono tematicamente in relazione
alla sede degli artigiani ed agli eventi bellici a loro contemporanei.
A partire dal 1893, l'inglese William Britain produsse figurini per
il proprio mercato nazionale "ronde bosse", apportando tre anni dopo una
modifica in sede di fusione che consentì di realizzare soldatini
cavi, diminuendo così la lega metallica impiegata e conseguentemente
i costi degli stessi, dimensionati sui 54 millimetri, misura alla quale
si adeguarono anche i concorrenti e che genericamente individua il soldatino
per antonomasia.
A cavallo delle due guerre mondiali, causa
prima gli orrori vissuti dai soldati che
ebbero la sventura di combattere sui vari
fronti della Grande Guerra, i giocattoli
dedicati agli eventi bellici ebbero un rapido
declino, per assurgere a nuovi fasti in concomitanza
dell'affermarsi in Germania ed Italia dei
governi dittatoriali, i cui artefici ritennero
individuare nel soldatino ed ai giochi ad
esso collegati un valido modello educativo
utile a plasmare le giovani menti per i fini
della ragion di stato.
In
considerazione delle scelte politico-militari dei citati governi, dagli
anni trenta del XX secolo la produzione si ampliò soprattutto per
la varietà dei materiali utilizzati nella produzione dei modelli:
essendo disponibili in quantità esigue, le leghe metalliche furono
abbandonate, con qualche eccezione, in favore di materiali compositi quali
la pasta di legno, il caolino, farina e colle ed i produttori di quelli
che passeranno alla storia come "soldatini di pasta" furono, necessariamente,
germanici ed italiani.
L'ultimo fronte, in relazione alla scelta dei materiali, fu rappresentato
dalle materie plastiche, alle quali si dedicarono novelli
produttori e si convertirono, come già
detto, non solo manifatture di soldatini
in metallo ma anche, soprattutto per necessità
di sopravvivenza delle aziende, parte delle
ditte che si erano dedicate ai materiali
compositi di inizio secolo.
E' del 1973 l'apparizione, sul mercato anglosassone,
dei nuovi toy soldiers in metallo con finitura
lucida, produzione che vede oggi impegnate
numerose ditte in tutto il mondo.
Le attuali tecniche di fabbricazione, estremamente diversificate
per materiali, dimensioni, soggetti, stili
di pittura e scultura, sono il frutto di
un rinnovato interesse verso questa forma
di collezionismo che quotidianamente si evolve in una crescita
che solo i limiti della fantasia potranno
contenere.
Testo di Andrea Masotti
Note (illustrazioni):
1. "Le jue de soldats de l'Aiglon".
Fonte: AA.VV., Un esercito per giocare, Roma 1992,
p. 12.
2. Esercito pontificio (particolare), 1820
ca., carta, 100 mm ca. .Fonte: R. Nannetti,
Il Museo Nazionale del Soldatino "Mario
Massaccesi", Bologna 1997, p. 13.
3. Produzione cecoslovacca, 1987, lega metallica, 20 mm, coll. C. Bevilacqua.
4. Pickett's charge, fusioni "Tradition of London Ltd", 1995, lega metallica, 54 mm, coll. A. Masotti.
5. 11th Hussars, prod. "Britain", 1993, zinco, 54 mm, coll. A. Masotti.
6. Cow Boy e Indiano, 1950 ca., pasta, prod.
italiana. Fonte: AA.VV., Un esercito per
giocare, Roma 1992, p. 24.
7. Guardia danese, prod. Reisler, 1992,
plastica, 54 mm, coll. L. Segna.